Lo spreco d’acqua è online: perché i centri data consumano più di un bagno caldo

L’eccessivo consumo di acqua è uno degli sprechi ambientali più gravi del pianeta; tutti nel nostro piccolo possiamo cercare di fare del nostro meglio per ridurne la quantità giornaliera utilizzata, ma forse qualcosa è sfuggito.

Pare infatti che fare docce più brevi, chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci si lava i denti o scaldare l’acqua sul gas per lavare i piatti non bastano più per sentirci più rispettosi dell’ambiente.

Non basta nemmeno utilizzare in ufficio un erogatore d’acqua, un sistema notoriamente anti spreco che serve acqua sempre fresca in base alle esigenze del momento. In commercio ne esistono numerosi modelli, come quello proposto da Blu Service, in grado di produrre non solo acqua fredda o a temperatura ambiente, ma anche acqua frizzante per accontentare i gusti di tutti.

Il vero nemico dello spreco d’acqua non sono dunque nemmeno le bottigliette lasciate a metà sulla scrivania o i bagni caldi delle domeniche invernali; il maggior consumatore d’acqua è, invece, l’insospettabile download.

Ebbene si, in pochi lo sanno, ma secondo uno studio dell’Imperial College di Londra per il download di un solo GB vengono impiegati fino a 200 litri di acqua, contro i 35 litri di una doccia di 3 minuti e i 10 dello scarico del water.

Foto da greenstyle.it

Foto da greenstyle.it

 

Ma come è possibile che per scaricare posta elettronica, film e musica si utilizzi così tanta acqua? La spiegazione in realtà è più semplice del previsto. Durante ognuna delle operazioni appena elencate vengono mobilitati numerosi server e computer che producono energia, generando molto calore; calore che deve necessariamente essere raffreddato, producendo a sua volta energia.

 

Lo studio è ancora in una fase iniziale e utilizza come unità di misura l’indicatore Water Footprint, un impronta idrica in grado di capire la quantità di utilizzo, inquinamento e vaporizzazione dell’acqua necessari in un data center.

Sensibilizzare l’intera popolazione dello streaming al tema non sarà facile; tuttavia, dal momento che il 15% della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua pulita, le grandi realtà aziendali, come Facebook, Apple, Google e Microsoft, il cui successo dipende anche da una grande movimentazione di dati, devono necessariamente riporre molta attenzione al tema.

Una delle prime decisioni dettate dalla volontà di ridurre l’impatto ambientale dei loro data center è stata quella di spostare le strutture nelle aree più fredde del pianeta, così da sfruttare una predisposizione naturale al raffreddamento.

Microsoft ha pensato di testare un data center sottomarino, Facebook ha invece pensato di aprire un centro dati a poca distanza dal circolo polare artico e un altro in Irlanda per sfruttare l’energia eolica del vento. Apple, infine, si sta concentrando sull’uso di energia al 100% rinnovabile.