Troppi debiti per l’industria siderurgica: serve una strategia di risanamento

Il settore siderurgico mondiale sta affrontando un periodo di grande crisi, soprattutto da un punto di vista finanziario. Secondo la società di consulenza Ernst & Young i debiti delle prime 30 imprese globali in ambito siderurgico ammontano a oltre 150 milioni di dollari: Cina, Brasile e India sono le nazioni più in difficoltà.

Le aziende hanno cercato negli ultimi anni di ristrutturare notevolmente i loro processi produttivi, migliorandone l’efficienza, ma il calo dei prezzi e della domanda ha reso impossibile ripagare tutti i costi dei miglioramenti fatti. Più in particolare, l’India si è indebitata per gli eccessivi investimenti fatti per aumentare la produttività, il Brasile a causa della scarsa domanda, mentre la Cina ha pagato lo scotto di un eccesso di produzione di acciaio.

Essere i fornitori di aziende siderurgiche come la tedesca ThyssenKrupp, i cui debiti hanno raggiunto la cifra di 4,77 miliardi in un anno, può mandare in forte crisi anche il proprio bilancio aziendale, a meno che non si chieda aiuto a società di recupero crediti in grado di gestire al meglio situazioni di insolvenza.

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Foto da Directindustry.it

Prima di procedere per vie legali, visti gli elevati costi che ricorrere a questa soluzione comporta e ai tempi di risoluzione molto lunghi, si può infatti ottenere il pagamento dei crediti anche attraverso la via stragiudiziale. Dopo un’attenta analisi del debitore, normalmente, viene inviata una lettera di sollecito oppure vengono effettuati dei solleciti telefonici, dopodiché, se non si ottengono risultati, si procede con l’elaborazione di un piano di rientro più efficace attraverso un attento studio sullo storico del debitore e dei documenti della pratica.

Nel frattempo le aziende siderurgiche stanno cercando delle soluzioni efficaci per risanare la loro difficile situazione economica. In Cina le aziende statali dovranno ridurre la produzione del 10% in due anni e del 15% entro il 2020. La riduzione è stata decisa da Pechino anche per ragioni ambientali.

Un’altra via praticabile è quella della fusione, strada che stanno percorrendo per esempio ThyssenKrupp, che ha avuto di recente molti contatti con l’azienda indiana TataSteel, o le aziende ArcelorMittal con Marcegaglia e AcciaiItalia (composta da Arvedi,Cdp e DelFin) per rilevare l’Ilva di Taranto.

Articolo scritto in collaborazione con ADV Trade