I robot dei magazzini di Amazon

Credits: Amazon.com

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Qualche tempo fa una delegazione di giornalisti europei è stata invitata a visitare uno dei più grandi centri di smistamento di Amazon, l’OAK 4, nella cittadina di Tracy, situata a metà strada tra Sacramento e San Francisco. Immaginate un magazzino grandissimo. Ecco, moltiplicatelo svariate volte, e avrete in testa qualcosa di simile a questo enorme edificio: in tutto lo stabilimento di Tracy vanta infatti 90mila metri quadrati di inventario. Praticamente un intero paese, fatto di tantissimi pacchi e pallet, camion in arrivo, furgoni in partenza, squadre di magazzinieri, enormi scaffalature metalliche pesanti, computer e robot. Proprio così: nei più importanti centri di Amazon gran parte del lavoro è svolto da automi.

Nel centro di smistamento di Tracy, in particolare, sono al lavoro i robot prodotti da Kiva, un’impresa di robotica che Amazon ha acquistato nel 2012 per 775 milioni di dollari. Gli automi in questione sono bassi, tozzi, arancioni e dotati di ruote, e sono già attivi in decine di magazzini Amazon: corrono per più di 30 chilometri al giorno in mezzo a corridoi circondati da scaffalature metalliche pesanti, coordinati da un software che, a seconda degli ordini dell’eCommerce, li guida nella selezione della merce. Il loro compito è quello di individuare la postazione in cui è stato collocato il prodotto da spedire, alzare l’intero scaffale e portarlo di fronte all’addetto incaricato all’imballaggio e alla spedizione, per poi riportare al suo posto il carico e tornare di nuovo a correre nel magazzino, alla ricerca del prossimo pacco.

Di primo acchito, potrebbe sembrare che nel magazzino di Tracy a regnare sia soprattutto il caos: di fatto all’arrivo la merce viene dislocata un po’ ovunque, in qualsiasi scaffale libero. Eppure niente, in realtà, viene lasciato al caso. Al contrario: tutto viene tracciato meticolosamente, così i robot possono ritrovare automaticamente e in modo velocissimo ogni singolo prodotto da spedire, per poi presentarlo davanti all’addetto il quale lo incanala sui nastri trasportatori che portano al preimballaggio e quindi alla spedizione. Nulla viene smarrito, in un sistema perfetto in cui possono partire più di duecentomila pacchi in meno di 24 ore.

C’è chi ha paura che robot come quelli prodotti da Kiva possano aumentare la disoccupazione. Eppure la loro introduzione nei magazzini di Amazon per ora non ha comportato nessun taglio al personale, in parte perché gli affari, per il colosso dell’eCommerce, sono in continua crescita. Quel che è certo, però, è che le condizioni di lavoro dei magazzinieri sono migliorate moltissimo: fino a qualche tempo fa, infatti, gli addetti passavano le proprie giornate correndo affannosamente tra gli scaffali, coprendo ogni giorno più di 20 chilometri, per ricercare i pacchi che un terminale informatico gli ordinava di spedire in tempi brevissimi. Ora, invece, il lavoro duro è fatto dai robot. Il presente dei centro di smistamento di Tracy sembra dunque il futuro di tutti i magazzini del mondo: siamo pronti?

Articolo scritto in collaborazione con Metal Sistem Sardegna