Fare il camionista? Non è per nulla semplice

Da piccoli, tutti quanti abbiamo sognato almeno una volta di diventare camionisti. L’industria dei trasporti dà infatti la possibilità di guidare orgogliosamente degli enormi bisonti della strada e di vivere ‘on the road’, lontano da uffici e da capi, un futuro decisamente attraente per molti bambini e anche per parecchi adolescenti. Ma la realtà dei fatti, come succede spesso, non è così rosea. Da una parte, infatti, bisogna ammettere che la professione del camionista è migliorata grazie ad alcune importanti innovazioni tecnologiche, come i sensori di manovra e i pratici sigillanti a cuscino delle banchine di carico e scarico. Dall’altra, però, il mestiere del camionista resta comunque una professione pericolosa ed logorante, che non va assolutamente presa alla leggera.

Per prima cosa va sottolineato il fatto che quello del camionista non è un lavoro che le leggi italiane riconoscono come usurante: così è definito, per esempio, il lavoro di chi guida mezzi pesanti per il trasporto di persone, ma non quello di chi conduce camion per il trasporto di merci. Sono molte del resto le associazioni di camionisti che negli ultimi anni hanno cercato di dare voce alle proprie proteste presso il Parlamento, senza però, fino ad oggi, raccogliere i risultati sperati. Per ora, infatti, la professione è inquadrata nei lavori ‘gravosi’, nella stessa categoria dei conduttori di gru, dei conciatori di pelli e degli educatori d’asilo, e non nei lavori usuranti. Da questa distinzione consegue ovviamente un beneficio previdenziale di entità minore.

Eppure i camionisti sono professionisti che lavorano in media molto più delle canoniche 40 ore settimanali, che dormono spesso fuori casa lontani da comodi letti, accontentandosi cioè delle cabine dei propri camion. Va poi evidenziato che, per un norma contestatissima del Codice della Strada, i camionisti non possono in alcun caso accendere il motore del camion durante la sosta. Questo significa – in mancanza dell’apposito e costoso climatizzatore da parcheggio – dormire in veri e propri forni durante le afose notti estive, senza nemmeno avere la possibilità di abbassare i finestrini. Niente da fare: il rischio, infatti, sarebbe quello di essere facile preda dei ladri, che sempre più spesso agiscono spruzzando dai finestrini semi-aperti il pericoloso spray narcotizzante. Il risultato finale è che, per rispettare i tempi di guida e quelli di riposo, spesso gli autotrasportatori sono obbligati a sostare lungo la strada sotto il sole cocente – o in notti caldissime – anche per 11 ore di fila, finendo poi per ripartire più stanchi di prima. E nonostante questo stress, i migliori sono comunque in grado di guidare per ore senza batter ciglio, di effettuare manovre che chiunque altro non saprebbe nemmeno pensare, riuscendo a centrare i portali con sigillanti a cuscino dei magazzini come se fosse un gioco da ragazzi. A tutto questo si aggiungono poi ulteriori svantaggi tipici della professione, come gli stipendi troppo bassi, se messi in relazione con le ore effettivamente lavorate, e la sempre presente concorrenza sleale del cabotaggio abusivo, vera e propria piaga per gli autisti italiani.

Articolo scritto in collaborazione con Armo